Tavola Bronzea

La Tavola di Bronzo risalente al 117 A.C., ritrovata nel torrente Pernecco a Pedemonte di Serra Riccò offre le prime e più remote notizie documentate sulla Vallepolcevera.

Chissà se Agostino Pedemonte, quel giorno del 1506, capì quanta importanza aveva quel suo ritrovamento. Certo non poteva immaginare che quasi cinque secoli dopo, in nome di quella Tavola, amministrazioni comunali, circoscrizioni e operatori economici della Vallepolcevera avrebbero cercato, grazie a quel documento, un rilancio di questa parte di Genova, riunendosi in un apposito Comitato del Palio della Tavola Bronzea. Ormai troppo abituati a discutere di tutto ciò che non va in Vallepolcevera, ci eravamo quasi dimenticati di tutti i gioielli che questa vallata offre.

E la Tavola Bronzea è diventata il messaggio più efficace, attraverso i secoli, per riaffermare l'importanza storica di questi luoghi. la loro bellezza, il legame fra la gente polceverasca e le loro terre. Così attraverso il Palio della Tavola Bronzea si è ricominciato a "giocare". Riscoprendo le vecchie rivalità fra paese e paese. Riscoprendo i vecchi giochi e manifestazioni che rischiavano di andare per sempre perse.

Testi e foto ad opera di M. Lamponi


Il Valore storico

Il testo della Tavola presenta per studiosi di diverse discipline, dallo storico al glottologo al giurista, un interesse eccezionale. Ma un interesse altrettanto spiccato, presentano per noi le risultanze degli studi di questi specialisti perché ci aiutano a comprendere il quadro e lo scenario storico, economico, sociale e politico nel quale operavano le popolazioni liguri nel II sec. a.C.

Dal contenuto della Sentenza appare che i magistrati romani hanno solo funzione di arbitri in una controversia territoriale regolata da norme di diritto locale. Essi non sono giudici che applicano una legge data da Roma. Traspaiono inoltre, come vedremo, le tracce dell'antica organizzazione federale delle comunità rurali, strette attorno a Genova, legate fra loro in un "conciliabolo". E' questo un istituto federale diffuso, nell'antichità, in tutta l'area ligure prima della conquista romana. Nel documentare l'assetto economico, giuridico e sociale, la Sentenza, chiarisce a noi il grado di sviluppo di queste comunità come nessun'altra fonte può fare. Di qui la grande importanza documentaria della Sentenza che va oltre l'ambito regionale e l'arco temporale a cui si riferisce. Essa ha valenza che può essere estesa a tutte le popolazioni dell'Italia preromana e romana.

Per favorire la migliore comprensione di quanto si dirà in seguito è consigliabile prendere visione del testo latino, oppure della relativa traduzione in lingua italiana che, per comodità di consultazione, si riportano entrambe in appendice. Come si legge nelle prime linee del testo, si tratta di una Sentenza per controversie territoriali fra i Genuati e la comunità dei Viturii, stanziata nell'Alta Polcevera


La scoperta della Tavola Bronzea

E' trascorso circa mezzo millennio da quando Antonio Pedemonte, contadino di Isola in Val Polcevera, nel dissodare un pezzo di terra incolta si accorse di un impedimento alla penetrazione della sua zappa. Stupito dell'insolito comportamento del terreno, sgomberò la terra ed estrasse una curiosa lastra metallica.

Era di bronzo e tutta incisa, quasi un quadrato di mezzo metro di lato e alcuni millimetri di spessore. Antonio non poteva sapere di avere scoperto uno dei più prestigiosi reperti epigrafici dell'antichità, redatto oltre millecinquecento anni prima e pensò di portarlo in città per ricavarne un po' di denaro. Così fece e la lastra bronzea passò nelle mani di un calderaio di Genova. Fortuna volle che presso la bottega passò uno studioso che la riconobbe come importante e la segnalò per l'acquisto al Governo della Repubblica.

La tavola fu fatta dapprima affiggere ad un muro di San Lorenzo, poi fu fatta portare in una sala del Palazzo dei Padri del Comune attiguo a Palazzo San Giorgio.
Successivamente passò in una sala del Palazzo Ducale
Dopo una serie di altri spostamenti fu trasferita a Palazzo Tursi dove rimase fino al 1993.
L'atto di acquisto da parte dei Padri del Comune è datato 24 luglio 1595 ed è stato inciso su lastra di marmo che oggi si trova conservata nei locali del Comune di Campomorone.

L'orginale bronzeo si trova invece nel Museo di Archeologia Ligure presso la Villa Pallavicini di Genova Pegli. L'iscrizione latina, composta da 46 linee, è stata pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1520. La traduzione italiana apparve otto anni dopo negli annali della Repubblica di Genova di Agostino Giustiniani. In seguito si susseguirono numerose altre edizioni sino a quella fondamentale del Corpus Inscriptionum Latinarum a cura di Teodoro Moinmsen, nel 1863.